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Consulente del benessero psicobiologico

 

EMPATIA

Quando parlo con i miei clienti, la mia necessità è che loro capiscano che io non ho compassione per loro e nemmeno la loro comprensione; la compassione nasce dal sentirmi commosso dalla sua esperienza e dal condividerla, in realtà no, io cerco di essere empatico.

Ma cosa vuol dire empatia?

Empatia entra a far parte di ciò che viene definito “sistema mirror”, (Rizzolatti), per l’elaborazione delle emozioni; i sistemi neuronali specchio si attivano nell’osservazione di altre persone che esprimono un’emozione e sono quindi sono alla base dell’empatia. L’empatia è innata, ma non sempre è adeguata, per svilupparla i bambini devono essere incoraggiati al suo sviluppo.

Empatia richiede il fatto di mettermi in contatto con il cliente e di vedere il mondo con i suoi occhi, senza perdere il contatto con la mia realtà (da un certo punto di vista, devo essere un testimone imparziale, senza giudizio).

La capacità empatica, di cui vorrei facesse parte anche il mio cliente, deve far sviluppare la fantasia, la capacità cognitiva di essere flessibile, è un solvente universale.

L’empatia per tutti, ma soprattutto, per bambini e adolescenti fa parte dell’intelligenza emotiva, che tutti dovremmo avere.

L’empatia è un atteggiamento che si colloca prevalentemente a livello cosciente, motivato dal desiderio, e quindi dalla disponibilità, di percepire il quadro interno di riferimento del proprio interlocutore per condividerlo.

La comunicazione empatica implica, infatti, un attento rispetto dei tempi e delle modalità di apertura – e quindi di risposta – del cliente, in particolare per quanto riguarda la capacità di utilizzare soltanto le informazioni che egli ha spontaneamente fornito su sé stesso, con la chiara esclusione, cioè, di ogni sollecitazione di tipo interpretativo.

Quando un cliente porta un suo stato emotivo, nel bene e nel male, vengono attivati meccanismi che riconoscano lo stato mentale del cliente e quindi ciò che io osservo lo percepisco come mio, nonostante non sia contagiato emotivamente da lui, se no, non è empatia.

Credo che queste convinzioni devono far parte di chi e consulente del benessere psicobiologico.

 

 

 

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