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IL DIALOGO EFFICACE E LA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA

Il dialogo è una interazione che due o più persone fanno tra di loro con un notevole peso nelle interazioni sociali. Il dialogo dovrebbe intraprendere delle conoscenze che uno vuole dare all’altro e viceversa, posto che entrambi abbaino la volontà di aprirsi al colloquio; quando è così il benessere di tutti si contraddistingue in un’empatia che può anche creare una contraddizione, ma se la raccontiamo in modo reale può essere che per entrambi possano condividerla a modo loro e creare una creatività che li stimoli a trovare qualche accordo. (Meglio una chiacchierata congruente che una furibonda litigata dove non si conclude nulla).

Il Dialogo ha alcune regole che devono chiarire i propri sentimenti, le idee e i malintesi che spesso senza empatia non riconosciamo; riproducendo modi complessi per mettersi in relazione.

Bisogna complementare cos’è un dialogo.

Bernard Guerney struttura un programma sulla terapia centrata sul cliente e sul modo empatico di lavorare. Il programma si avvale della “teoria sul cliente” di Rogers, Gestalt e ascolto empatico e utilizzando strumenti sulla “Comunicazione non violenta” di Rosenberg.

Il dialogo comporta la congruenza con noi stessi e con i nostri bisogni, il nostro deve essere un “parlare congruente”, ma anche condiviso, devo capire cosa vuol dirmi l’altra persona, “ascolto empatico”. (Ferdinand Van der Veen)

Parlare congruente

La chiarezza nel parlare sta nel proporre ciò che emozionalmente proviamo, pensieri, desideri, bisogni.

La congruenza è la piena coscienza delle proprie reazioni, delle proprie emozioni e dei propri sentimenti. Essere congruenti significa essere pienamente in accordo con se stessi, saper esprimere i propri bisogni, i propri desideri, i propri sentimenti, far sì che tutto ciò che dicono il nostro atteggiamento e le nostre parole sia espressione del nostro pensiero e delle nostre emozioni.

  • Comunicare le emozioni. La consapevolezza è ciò che rende i nostri discorsi esaustivi. Le emozioni, i bisogni, il nostro corpo, fanno parte di noi stessi e delle nostre intromissioni sul linguaggio. In questa fase è utile prepararsi una strategia per preparare al meglio l’apertura del dialogo e a calibrare mentalmente sul dialogo i tempi a disposizione e il contesto in cui si svolge.
  • Essere precisi. Concretizzare i nostri discorsi in modo consapevole.
  • Parlare da un punto di vista personale. Devo parlare di me e non dell’altra persona, se no giudico e non è positivo. Se parlo di me do le mie rendicontazioni, se parlo dell’altra persona il resoconto non sarà oggettivo, quindi poco sensato.
  • Esprimere con chiarezza ciò che si desidera. Se ho un problema con qualcuno, devo spiegargli esattamente di che problema si tratta; dovremmo anche tracciare ciò che vorremmo che l’altro dovrebbe fare. Da lì la discussione o l’inclusione di ciò che stava dicendo l’altra persona. In generale la propria posizione sull’argomento in questione dovrebbe essere aperta in modo da lasciare spazio anche a idee che inizialmente possono sembrare fuori luogo. Lasciare spazio libero al confronto significa anche stimolare la creatività.
  • Rilevare almeno un aspetto positivo della propria relazione. Essere ascoltati con empatia aiuta ad esprimersi al meglio. Esprimere qualcosa di positivo sulla persona con cui si ha in dialogo è importante.

Ascolto Empatico

L’ascolto empatico, per C. Rogers, “ascoltare equivale a percepire non solo le parole ma anche i pensieri, lo stato d’animo, il significato personale e persino il significato più riposto e inconscio del messaggio che viene trasmesso dall’interlocutore…L’ascolto implica un entrare in punta di piedi nel mondo dell’interlocutore ; perché questo avvenga si rende necessario sospendere ogni forma di giudizio iniziale”.

Nel libro l’Arte di ascoltare e mondi possibili, Marianella Sclavi propone sette regole inerenti l’ascoltare:

  • Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.
  • Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista.
  • Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva
  • Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi. Il loro codice è relazionale e analogico.
  • Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti, perché incongruenti con le proprie certezze.
  • Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione interpersonale. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti.
  • Per divenire esperto nell’arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica.
  • Ma quando hai imparato ad ascoltare, l’umorismo viene da sé.

Quando ascolti:

  1. Concentrati sui sentimenti, sui pensieri e sui desideri espressi di chi parla;
  2. Ripeti a grandi linee ciò che ti ha detto l’altra persona e solo quello non immagini pensieri tuoi;
  3. Se l’altra persona ti dice che non hai detto proprio così, correggiti e valuta se così è corretto. Cogliere i nuovi significati che l’altra persona espone sono importanti.

Significato del dialogo

Il dialogo è non giudicante perché parla delle mie emozioni e dei miei bisogni e non di quelle della persona che ho di fianco (se ho un problema con te non dico: “siccome vuoi solo che ti dica che sei bravissima, devo dirti che forse non lo sei sempre!” e invece dovrei dirti: “Quando disegni sei bravissima, quando ragioniamo su dove andare a mangiare, io devo dirti che spesso mi sento a disagio perché non condividi mai il posto dove andiamo, senza darmene una spiegazione”).

Mentre ti ascolto, non giudico, prendo atto di tutto quello che mi stai dicendo, anche con il corpo, poi ti rispondo in modo empatico.

Note:

Il dialogo efficace – Ferdinand Van Der Veen

La terapia centrata sul cliente – C. Rogers

Gestalt e ascolto empatico

Comunicazione non Violenta – M.B.Rosenberg

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